La moda è un perfetto sensore per capire ciò che succede nel mondo del consumismo.

Tuttavia in questi anni, nonostante la crisi economica, gli italiani hanno continuato a considerare il vestire con una sensibilità e un buon gusto che sono difficilmente riscontrabile in altre parti del mondo.

La crisi nel settore moda possiamo dire che è dovuta al fatto che, dopo tanta produzione, i  guardaroba negli ultimi decenni si sono esageratamente sovraccaricati e solo adesso sono in fase di smaltimento.

Se, fino ad un recente passato, seguire la moda significava seguire con molta scrupolosità uno stile o una griffe, adesso il “reinterpretarla” sta divenendo il vero modello da seguire.

Il “fashion addicted” griffato dalla testa ai piedi viene vissuto come un mesto personaggio del passato, ormai abbondantemente superato.

Per essere alla moda oggi bisogna mixare in modo del tutto fantasioso capi attuali secondo un iter che rifletta i propri gusti o la propria personalità, senza tralasciare gli stati d’animo del momento.

In questo modo ognuno diviene il designer di se stesso, seguendo accostamenti personalissimi o accoppiando capi griffati e di grande prestigio con altri che non lo sono.

Capita così che sotto la giacca della prima linea di Armani ci sia un paio di jeans comprati al mercatino, una cintura vintage, una camicia che viene dalla boutique sotto casa e una cravatta di Hermès.

Oggi la personalizzazione può essere considerata la parola magica delle aziende di moda, e non solo: una formula che viene da loro ripetuta per assicurare che il loro prodotto è diverso, unico, particolare.

 

Gli esempi di prodotti customizzati in base alle specifiche richieste del consumatore sono davvero tanti: vediamone alcuni esempi.

Prada da la possibilità di scegliere colore ed eventuali decorazioni degli occhiali da sole; Nike invece ha progettato NikeID un servizio che permette di creare il proprio modello di sneakers; ADIDAS invece propone di ideare la scarpa dei sogni scegliendone materiali e colori su una base già esistente di modello.

Negli ultimi tempi, il fenomeno si è, però, un po’ banalizzato.

Non basta aggiungere all’orologio un paio di cinturini di ricambio per parlare di personalizzazione.

Per non perdere il vero significato del termine “personalizzazione” diverse  aziende stanno cercando di recuperare l’importanza della customizzazione.

Questo non significa limitarsi a fornire delle alternative di scelta, ma coinvolgere il consumatore sin dalla fase di progettazione del prodotto.

Un chiaro esempio è Momaboma, impresa bolognese che realizza borse con materiali di recupero.

Lettere d’amore, fotografie di viaggi, spartiti musicali, tappezzeria : qualunque cosa va bene, purché abbia un significato per chi indossa quella borsa, dando un valore aggiunto.

In questo modo il cliente non si limita unicamente ad acquistare un prodotto, bensì investe del tempo per cercare il materiale oppure per seguire la realizzazione dell’oggetto, rendendolo raro.

Il consumatore moderno, oggi più che mai, desidera essere protagonista della propria esperienza d’acquisto. Il lusso di customizzare il prodotto che si va a comprare non è più una prerogativa per pochi ma diventa un incentivo per i più.

Il grosso incremento si ha anche grazie all’impatto dei media digitali i quali permettono di entrare in un network potenzialmente illimitato di utenti con un click.

Essere “alla moda” oggi significa distinguersi dalla massa ed avere un look personale. In questo modo si diventa artefici di ciò che si indossa, non più tramite una semplice scelta ma anche per la ricercatezza del dettaglio. Un po’ come un ritorno alle origini, ormai  perdute con la globalizzazione dei mercati e dei consumi.

Questo punta ad un reale incremento delle vendite, perché come detto in precedenza, realizzando il proprio accessorio o capo di abbigliamento si è più felici nell’indossarlo perché unico nel suo genere e con una forte personalità.

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