Il Jersey non è definito nel vero senso della parola tessuto ma si presenta con una superficie rasata, diversamente da altre stoffe realizzati al telaio. E’ un tessuto elastico da entrabi i lati che viene confezionato con un ago a punta arrotondata che serve a non spezzare le maglie.

Prima di parlare però di confezione nel campo della sartoria, occorre conoscere in breve la storia di questo materiale, e come riuscito ad imporsi grazie a forti personalità nel campo del Fashion ieri ed oggi.

Il jersey proviene da un isola chiamata Jersey, nel Regno Unito; un tempo era utilizzato dai pescatori per il loro abbigliamento, perchè si presentava semplice e pesante al tempo stesso per il tipo di lavoro affrontato. Inizialmente è stato ritenuto non adatto alla sartoria perchè considerato un materiale povero e veniva pertanto usato per la biancheria intima o per l’abbigliamento sportivo per la sua elasticità.

E’ con  Coco Chanel che il jersey entra in voga nel settore dell’abbigliamento. Il suo inserimento avviene tra le due grandi guerre, poichè infinite realtà erano sul’orlo del cambiamento. La donna inizia ad avere un posto sostanzioso nella società per cui sentiva il bisogno di usare un modello di abbigliamento comodo per mansioni sia lavorative che casalinghe. Fino a quel momento erano state vestite donne pigre, donne alle quali venivano infilate le maniche, ma grazie a Chanel la donna diveniva indipendente e aveva bisogno di comfort senza rinunciare però all’eleganza. Da quel momento in poi Chanel venne definita regina della povertà di lusso, per l’utilizzo di materiali poveri ma eleganti.

Coco sicuramente è stata la più grande femminista nel mondo della moda e la regina dell’indipendenza, colei che creava abiti per donne intrapendenti.

Come stilista Chanel è stata in grado di rivoluzionare lo stile degli anni venti, affermando l’immagine donna libera, moderna e all’avanguardia ed  è riuscita ad imporre il jersey nell’abbigliamento; oggi, come lei, un altro couturier, Azzedine Alaïa, ha dato un forte valore ai tessuti d’avanguardia, conferendo un velo lussuoso a materiali destinati alpret-a-porter così come Chanel ha fatto con il jersey. Ha costruito uno stile personale, modellando  plasticamente il corpo femminile, stringendolo con fasce elastiche, dando vita a nuove forme nello spazio. Sfrutta il jersey per creare qualcosa di unico ed irripetibile, perché, diversamente da Chanel,  lavora sulla silhouette femminile evidenziandone il carattere sensuale. Con Alaïa il jersey diventa un “tessuto prezioso” ed è grazie alla sua passione per la scultura all’interno della moda che i suoi abiti acquisiscono un valore unico. Con il couturier i materiali diventano tutti super strech. I suoi capi sono immediatamente riconoscibili per come modellano e mettono in risalto il corpo femminile. La donna di Alaïa  è sensuale non tralasciando l’eleganza che lo contraddistingue. I segni biografici di Alaïa sono il 3D, i tagli laser resi perfetti dalla lavorazione della maglia, forme a spirale e tagli orizzontali creati per mettere in risalto la silohuette.

Con il designer Hervé Peugne, fondatore della nota casa di moda Hervé Léger, l’uso dei materiali ergonomici caratterizzano la silhouette femminile avvolgendola integralmente, grazie all’uso di fasce elastiche da associare alla corsetteria.  Il suo marchio di fabbrica sono i vestiti  bandage (a benda) iper elastici e contenitivi. Sono realizzati grazie ad una tecnologia speciale che permette di trasformare materiali come la seta e il nylon in fasce elasticizzate. L’obiettivo è quello  di esaltare e valorizzare la figura della donna nella sua sensualità rendendo ancora più plastiche le curve del corpo femminile. I capi di Hervé Leger si differenziano per essere sempre all’insegna dell’innovazione e mostrano una cura particolareggiata per la ricerca tecnologica tessile e manifatturiera,non di facile realizzazione.

Gli abiti Hervè Léger sono destinati  ad un pubblico molto più ampio, a differenza di un abito Alaïa.  Anche se entrambi lavorano sulla silohuette,  Alaïa  lavora costruendo nuove forme, come se ogni abito fosse realizzato per un particolare tipo di donna, quasi personalizzato. Hervé Léger invece realizza un modello di silohuette stretch facendo meno attenzione ai volumi.

Il fatto che rimandi alla corsetteria lo fa tornare indietro nel tempo, quando le donne erano costrette a stare all’interno di un abbigliamento imposto dalla società. La moda è un continuo ritorno al passato, rivisitato in chiave estremamente moderna.

Nel panorama dei designer innovativi emerge un’altra personalità molto forte e di grande impatto, Rick Owens, famoso per i tagli gotici rielaborati con gusto teatrale e per l’uso  di materiali come la pelle. Viene considerato uno dei più rivoluzionari stilisti del nostro tempo.
Nei suoi outfit presenta un mix tra haute couture e street style; è presente una forte cura per la manifattura, per le materie prime e una forte attenzione al dettaglio.

I segni biografici dello stilista, che lo inseriscono nel panorama di quegli artisti moderni e all’avanguardia, mettono in evidenza il coraggio con cui riesce a manipolare una nuova estetica concettuale. Usa tagli trasversali, i quali sono riconducibili ad un concetto architettonico, le zip diventano oblique nelle giacche, gli orli si allungano o si accorciano.

Rick Owens stupisce  per la “liquidità dei tessuti” quali il jersey, la pelle, le lane invece si distinguono per la loro leggerezza, per la  capacità di aderenza e per le finiture innovative e diverse. Manipola i materiali classici con trattamenti violenti, unisce forme a sacco e a uovo a materiali hi-tech. Il suo colore di culto è l’ombra, shadow, i tessuti preferiti sono il jersey, la nappa e la maglia. Rick Owens odia tutto ciò che è aderente: per questo nelle sue collezioni sono sempre presenti volumi ampi e fluidi. Le sue creazioni esaltano, avvolgono e proteggono il corpo, conferendogli maestosità per distinguersi dagli altri.

Questa è solo una piccola parte di ciò che sta accadendo in questi ultimi anni nella moda, precorrendo le tante sperimentazioni che avverranno negli anni futuri: tutto è possibile, non esiste qualcosa che sia giusto o sbagliato; qualsiasi regola può essere destrutturata o demolita, rituffandosi immediatamente nel passato con estrema velocità. Questa è la moda. Questa è arte.