Ad alcuni sembrerà forse lugubre, ma quello di riappropriarsi della propria terra, andandovi anche ad abitare potrebbe essere uno dei probabili futuri dell’architettura razionale ed eco-sostenibile.

A parte i nostri progenitori, che abitavano le caverne sotterranee, ed alcune popolazioni che realizzavano le cosiddette “abitazioni ipogee”, un noto architetto canadese, William Lishman, negli anni ’80 progettò una casa sottoterra dalle qualità inimmaginabili.

Innanzitutto, si tratta di un tipo di architettura non invasivo nei confronti del paesaggio, oserei dire quasi mimetico.

Al contrario di quanto si possa pensare, questa abitazione è un tripudio della luce, grazie alla realizzazione di ampi lucernari circolari, disposti raso-terra, che illuminano integralmente la superficie delle pareti disposte a mo’ di cono attorno al lucernario. Perché le aperture dall’alto in una casa ipogea consentono ai raggi del sole di arrivare all’interno degli ambienti in senso zenitale.

Cupole in acciaio vennero collocate all’interno di una collina e raccordate tra loro a mezzo di un graticcio metallico sul quale venne spruzzato del calcestruzzo (una sorta di calcestruzzo armato). Per gli interni, intonaci misti a polvere di marmo per mantenere resistenza e candore, per meglio riflettere  la luce del sole.

Questo nuovo modo di costruire possiede diversi vantaggi: oltre che non essere invasivo, esso determina un vero e proprio isolamento energetico, anche in quelle zone in cui le condizioni climatiche sono più sfavorevoli. L’energia geotermica, infatti, consente di mantenere costante la temperatura del terreno e pertanto consente di non dover riscaldare d’inverno e raffreddare d’estate gli ambienti della casa.

Ma costruire sottoterra un edificio del genere pone anche tutta una serie di problemi da risolvere: tutto, dall’impianto elettrico all’arredamento, va reinventato su misura,  studiandolo con ingegno e creatività. E nonostante i costi siano ovviamente più alti rispetto a quelli che si affrontano quando si costruisce in superficie, l’investimento iniziale è facilmente recuperabile nel corso del ciclo di vita della costruzione stessa, rivelandosi quasi una soluzione nel tempo economica. E’ da considerare comunque che i costi di realizzazione possono considerarsi più contenuti rispetto ad una tradizionale costruzione fuori terra, dal momento che, per costruire questo tipo di case, bisogna scavare e la terra di risulta può essere riutilizzata nella ricostituzione del suolo al di sopra della casa stessa, essendo di origine naturale.

Speriamo che questi esperimenti architettonici possano prendere sempre più piede, per vivere sempre più nel rispetto del nostro ambiente, con case a basso impatto ambientale che possono essere sempre più ricercate, accoglienti e confortevoli.

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