Partendo dalla frase del grande Woody Allen “L’ 80% DEL SUCCESSO E’ PRESENTARSI” ,e di questo ne sono assolutamente convinta, la storia del biglietto da visita è una storia dalle antiche radici e di grande fascino che risalirebbe all’antica Cina. Secondo gli antichi cermoniali cinesi, infatti, le visite al  mandarino venivano precedute da una lunga striscia di carta “ritomi rossi” sulla quale venivano riportati  il nome e gli eventuali titoli che gli appartenevano. Ma il primo vero biglietto da visita viene inventato intorno al 1700 in Francia, originariamente sotto forma di cartoncino manoscritto , che affidato all’abilita’ di abili pittori e disegnatori riuscivano a creare spesso delle vere e proprie opere d’arte; si dovrà aspettare solo dopo il 1950 per vedere i primi esemplari stampati e arricchiti da stemmi o decori.

Ovviamente i biglietti seicenteschi e settecenteschi avevano un aspetto ben diverso da quelli attuali, che nel corso degli anni sono andati sempre più semplificandosi, perdendo decisamente il loro originario sapore. E  proprio per il loro fascino ultrasecolare, questo argomento ha suscitato in me un certo interesse ed ho deciso di condividerlo con voi.

Piccolo ma smisuratamente immediato e dalle innumerevoli possibilità di messaggio, il biglietto da visita riesce a sintetizzare molte informazioni di una persona. Questo piccolo oggetto cartaceo ha un grande compito: è la pura rappresentazione della personalità , della signorilità che, nell’immediato,  consente di fare un vero e proprio identikit della persona.

I biglietti da visita sono una vera e propria strategia di comunicazione; per questo ritengo che valga la pena progettarli con attenzione e cura, evitando il fai da te e affidandosi  a professionisti che siano in grado di proporvi innumerevoli possibilità. Si può partire dalla scelta della carta miscelata per arrivare al suo formato, che normalmente varia da 8,5 a 5,5 cm, procedendo alla scelta del colore Pantone appropriato, con possibilità di una particolare verniciatura UV o che potrà essere ulteriormente arricchito da una particolare labbratura: “quel piccolo dettaglio che può fare la differenza”.

Un rispettoso  biglietto personale esce da un apposito portabiglietti ma delle regole di galateo ben precise regolamentano il suo giusto uso. Io cercherò di riassumervi in un elenco le prime dieci regole fondamentali:

  1. Nome e cognome eventualmente preceduti da titolo.
  2. Per la donna sposata nome, cognome del marito, cognome suo, senza alcun titolo.
  3. I titoli stampati sul biglietto non vanno come invece spesso accade cancellati mai si puo’ in alternativa sbarrare l’angolo in alto a sx o l’intera intestazione scrivendo sul retro.
  4. Il biglietto non deve essere né profumato né gualcito né macchiato.
  5. Il cartoncino deve essere di formato standard.
  6. Il carattere scelto deve essere semplice.
  7. L’inchiostro scuro e preferibilmente nero.
  8. Sul biglietto da visita professionale il nome e il cognome devono essere indicati al centro ,in basso a sx l’indirizzo, le donne devono indicare il cognome da nubile.
  9. Sul biglietto personale devono essere presenti nome e cognome ; tuttavia è ammesso inserire l’indirizzo e il numero telefonico e per le donne é possibile utilizzare anche il nome da sposata.
  10. Nel caso si possedesse il doppio biglietto e ci si trovasse nella condizione di usare in ambiente non lavorativo  quello professionale ricordatevi di non barrare mai ne il titolo di studio o altre informazioni.

E considerato il fatto che il proprio biglietto in alcuni casi vi sostituisce, io sarei decisamente più attenta nella scelta: potrebbe esservi di grande aiuto, perché la prima impressione é troppo importante.

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