Devo dire che mi sono lasciato trasportare dal titolo di questo libro… un po’ come faccio quando decido di perdermi in una libreria e mi lascio attrarre dalle copertine dei libri e, solo dopo averne letto la breve presentazione sul retro, passo ad acquistarlo.

In realtà dietro l’incipit di questo articolo si cela quella che è stata una delle mie più grandi passioni, alimentata (casualmente?) dai miei docenti nella Facoltà di Architettura di Palermo in più di un corso di progettazione architettonica: la biblioteca.

Quando in redazione mi è arrivato questo contatto mi si è riaccesa dentro una lampadina, la stessa che mi porta ora a recensire questo libro. Perché il tema affrontato è tutt’altro che ovvio. In un tempo in cui tutte le ricerche passano da Google, dalla ricerca del vocabolo, la sua traduzione alla ricerca di un contenuto, pensare alla biblioteca come antesignano luogo di deposito dei saperi sembra qualcosa che ha un sapore davvero lontano.

Ma non è davvero così che bisogna interpretare l’uso di questi strumenti culturali.

Ne sanno qualcosa i miei alunni, che, quando erano costretti da me settimanalmente a fare degli approfondimenti di storia dell’arte che dovevano essere ripetuti alla loro classe in un tempo standard di 7 minuti, dovevano andare a reperire le loro fonti in biblioteca, producendo come prova una precisa e approfondita bibliografia a supporto del loro lavoro.

Come ci racconta L’architetto Michele Sbacchi, autore del libro e professore associato di Progettazione Architettonica dal 2002 presso la Facoltà di Architettura di Palermo, nel “mondo di Google” la costruzione di nuove biblioteche è paradossalmente incrementata in maniera esponenziale. Perché ovviamente si è dovuta adeguare alle evoluzioni tecnologiche per rendere sempre più funzionali e, perché no, attraenti i servizi offerti. La biblioteca non è più un deposito passivo di libri da consultare o mero luogo di silenzioso studio, ma luogo di aggregazione e socializzazione, dove si realizzano attività rivolte a tutte le fasce di età (corsi di scrittura creativa, di approfondimento di un testo, di critica letteraria, etc.) che la fanno diventare un vero e proprio luogo di transito, un elemento urbano.

Il libro accompagna il lettore nella evoluzione della struttura e della funzionalità della biblioteca attraverso i secoli, fissandone le caratteristiche salienti, e lo introduce verso la nuova visione della biblioteca, a metà strada tra il concetto di biblioteca centrale e quello di biblioteca di quartiere. Un soggetto urbano che dialoga con i suoi principali attori, i cittadini, grazie ai servizi e alle tecnologie introdotte al suo interno.

Michele Sbacchi era l’uomo giusto per trattare questo argomento perché nella sua carriera di architetto e di docente ha sempre curato e studiato a fondo il mondo delle biblioteche, portandolo ad essere visiting scholar alla Alvar Aalto Academy di Helsinki per studiare da vicino uno dei capolavori razionali creati sul tema delle biblioteche: la biblioteca di Viipuri.

Cosa dire di più? Buona lettura. Potrete acquistare il libro nella tradizionale versione cartacea o nella comoda versione e-book, per chi ormai non si può separare dal proprio Ipad.

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